martedì 26 novembre 2013

I 100 anni del "Sacre" mi commuovono ancora

Ammetto che forse sia quasi diventata una fissazione oppure forse è meglio definirlo il primo amore - sì proprio lui, quello che non si scorda mai, quello che ancora agita lo stomaco e giustifica quasi tutte le nostre scelte della vita. Io ho scelto la danza contemporanea perchè nel mio cammino ho incontrato quest'opera e l'ho danzata, grazie a Susanna Beltrami, che me l'ha fatta vivere più di una volta.

Il "Sacre du Printemps" riesce sempre a commuovermi, qualsiasi essa sia la sua versione; anche se ho le mie preferite, devo ammetterlo.
Questa settimana è stato il turno del "Sacre" di Sasha Waltz, l'ultima (fino a qui) grande coreografa che ha deciso di mettersi alla prova con questo mastodontico capolavoro musicale di Igor Stravinskij, che al suo tempo fu criticato, rifiutato...un vero e proprio "flop" quello del balletto presentato a Parigi per la prima volta con coreografie di Nijinskij nel 1913 - troppo all'avanguardia per un pubblico non preparato. 
Sasha lo fa! Dopo Bejart, dopo Pina.


Forse proprio per la sua contemporaneità il "Sacre" dei primi del '900 è giunto fino a noi e si è rivelato un delle opere più complesse e affascinanti di tutta la storia della musica e soprattutto della danza "nuova" che si stacca dalle regole classiche e si modernizza, cerca il proprio centro nell'uomo e non nell'estetica.
Ripercorrendo la storia del "Sacre" dal suo insuccesso ad oggi, deduco che la sua più grande fortuna sia proprio la sua carica rivoluzionaria della partitura musicale, che allo stesso è evocativa, che porta indietro nel tempo con il suo oboe iniziale e allo stesso tempo spinge avanti, obbliga alla scoperta. E' un rito che si ripete da SEMPRE e allo stesso tempo qualcosa di nuovo, come tutte le primavere.



Sasha Waltz per il centenario del "Sacre" riprende questo fondamentale pezzo di storia della danza e lo coreografa con il proprio gusto, lo stile, la divisione spaziale, l'uso del gruppo e la coesistenza di situazioni diverse nello spazio scenico. Il suo immancabile punto forte sono i costumi e le relazioni tra i danzatori, le leve e il partnering.
Per la prima volta gli uomini (unici protagonisti nella versione di Bejart) e le donne si baciano e si spogliano, danno sfogo alle proprie pulsioni rendendo giustizia finalmente - dal mio punto di vista - alla grande carica erotica di questo rito sacrificale pagano nella Russia antica all'inizio della primavera, nel quale un'adolescente veniva scelta per ballare fino alla morte con lo scopo di propiziare la benevolenza degli dei in vista della nuova stagione in arrivo.

Ritmi, cadute, corpi che fremono e balzano, che si cercano e scappano, corpi impauriti e tesi. La magia del "Sacre" si ripete ogni volta, mi lascia senza fiato e senza forze, stremata, nei suoi brevissimi 35 minuti tutta la natura e l'essere umano è lì, nel pieno della sua verità, "al di là del bene e del male" come scrisse qualcuno.

Cosa dire, forse sarò una rivoluzionaria/tradizionalista, affezionata a ciò che meglio conosco, ma quando mi perdo un po' in questo confuso mondo della danza contemporanea che spesso mi sembra sia ricaduto nella trappola delle estetiche proprio quando desidera ardentemente essere anti-estetico, io riparto da qui. Perchè, secondo me, la danza prima di tutto è un rito che deve ripetersi dentro di noi: è un miracolo, come ogni primavera.



Il link della versione integrale su Youtube è QUI.

venerdì 1 novembre 2013

Let's Musical @Varazze con Musicalmente


Con un po'di ritardo mi appresto a raccontarvi come sta andando la nuova avventura incominciata lo scorso Settembre a Varazze. I corsi di Musical di Musicalmente Genova sono stati attivati anche a Varazze riscuotendo un super successo già dalle prime settimane.
In molti e di tutte le età si sono lanciati a provare le lezioni capitanate da me Valeria Chiara Puppo - che mi occupo della danza e della sezione coreografica, Dario Apicella - maestro di recitazione e Emanuele Dabbono - cantautore genovese.
Si canta, si danza e si recita con Musicalmente: ogni mercoledì una ventata di entusiasmo, curiosità ed energia illumina la mia settimana di lavoro, mi fa sentire viva e parte di qualcosa di grande.
Mi piace avere a che fare con persone nuove, persone che amano la musica e il canto e un po'meno la danza, mi piace ascoltare le lezioni degli altri maestri avendo ogni giorno qualche idea in più e delle curiosità da approfondire. Mi piace trasmettere la relazione che ogni musical ha con la sua epoca, il suo stile e il genere musicale.
Ho anche iniziato a cantare, ma questa è un'altra storia..... La riuscita è davvero molto distante e nessuno avrà mai l'onore di sentirmi cantare nemmeno sotto tortura!!
L'esperienza Musical non è solo formativa per gli allievi iscritti ma anche per noi, torno a casa da lezione ballando e cantando come facevo quando ero alle superiori, molto prima che la danza diventasse il mio mestiere. 

Per chi se la fosse persa, vi linko l'intervista di Giuditta Arecco a RadioSkylab di Varazze sul Progetto Musicalmente Varazze.


Keep on dancing & All That Jazz!

giovedì 1 agosto 2013

"In(te)rna(me)nte // Io. Noi. VoiTutti"

Ieri è andata in scena per la prima volta la mia nuova performance "In(te)rna(me)nte // Io. Noi. VoiTutti" ispirata al libro di Paolo Cognetti "Sofia si veste sempre di nero".
Mi sento ancora carica di tutti i sentimenti provati durante l'esecuzione: rabbia, gioia, leggerezza, sofferenza, frenesia. Ringrazio le persone che si sono messe a disposizione per fare le comparse e rendere questa esperienza di sorprendente impatto, facendo sorridere il pubblico e...anche me!
Qui di seguito la presentazione dell'assolo:

Le performance itineranti e in spazi aperti costringono a riflettere sul rapporto tra l'artista e il pubblico, il dentro e il fuori, lo spazio scenico e la città. 

Tutta la nostra esistenza è fatta di comunicazione; monologhi e dialoghi tra ciò che abbiamo dentro e la vita che ci circonda. Il corpo è il tramite con cui agiamo. Muoversi nello spazio esterno, secondo passi, movenze, ritmi codificati, altro non è che trasmissione del proprio paesaggio interiore.

La danza, grazie alla sua stretta ed imprescindibile connessione tra corpo e mente, 
racconta molto di umano ed è, ad un tempo, arcaica e moderna, carnale e spirituale, Io ed Es, Eros e Thanatos, Zenith e Nadir. Il tutto inteso come ampia e variegata espressione di una cultura umana che trova la sua ragione d'essere nella relazione tra l'interiorità del danzatore e la collettività.
In una Babele senza tempo e senza luogo l'assolo si concentra sulla confusione, la 
complessità e l'alternanza tra fuori e dentro, rapporto con lo spettatore, silenzio e frastuono.


<<Sapete qual'è il contrario della strada?>> Chiede a tavola, sbocconcellando spaghetti 
riscaldati in padella.
<<Non so, la piazza?>> propone Irene.
<<No, la casa. Pensaci. Una casa divide il mondo in due soli spazi, un dentro e un fuori. 
Se sei dentro non sei fuori, e viceversa. Ma è possibile che non riusciamo farne a meno? Che dobbiamo passare la vita a rinchiuderci in una scatola dopo l'altra?>>
<<Bè, mica devi per forza rinchiuderti>>, interviene Caterina con un moto di 
insofferenza. <<Ci puoi anche solo abitare, o sbaglio?!>>
<<Certo, certo. Abitare, abito, abitudine. E' tutta roba che ci mettiamo addosso, tutti i 
nostri strati protettivi>>.
(tratto da “Sofia si veste sempre di nero” Paolo Cognetti – 2012)


Musiche: Erik Truffaz/Murcof, Maïa Vidal & Marc Ribot, The Smiths, Bau, Aretha Franklin, Flying Lotus.