lunedì 31 agosto 2015

Lezioni di danza 15/16 - Dove mi trovi?


Ultimo giorno di Agosto....
Siete carichi?????? So che ci siamo mancati molto in questi mesi di riposo estivo! Vi aspetto tra poche settimane carichi e poetici come sempre! Passate parola!


LUNEDI': Musicalmente - Genova
17.00/18.00 Danza Creativa Bimbi
18.30/19.30 Classe sperimentale dall' HipHop alla Danza Contemporanea III°anno
20:00/22:30 Lab Permanente Teatrodanza (su selezione)

MARTEDI' e GIOVEDI': Ballett - Genova
19.30/21.00 Danza Contemporanea Livello Open Adulti (IV° anno)

MERCOLEDI': Musicalmente - Varazze
17:00/18:30 Musical Scuole Elementari
18:30/20:00 Musical Scuole Medie
20:30/22:30 Musical Adulti

GIOVEDI': Musicalmente - Genova
15:00/16:30 Danza Corso Professionale Musical
17:00/18:00 Modern Base per tutti gli allievi di Musical e non

VENERDI': Danzeria A.S.D. - Savona (Pueblo Blanco)
16:30/17.30 Danza Moderna Bambine III°anno
17:30/18:30 Avviamento Danza I°anno dai 6 anni
18:30/20:00 Moderno Avanzato Adulti

***Le lezioni mattutine verranno concordate con le persone interessate formando gruppetti dai 3 ai 5 allievi

Gli indirizzi delle scuole si trovano sui rispettivi siti o tramite Google e Fb.

Per info non esitate a contattarmi!
controrilievi@gmail.com
+39 3921507447 

mercoledì 20 maggio 2015

Conferenza JOHN CAGE E MERCE CUNNINGHAM: DANZARE IL SILENZIO

A partire da Venerdì 8 Maggio 2015, i ragazzi dell’Eutopia Ensemble, unica realtà genovese attiva nella promozione e diffusione della musica contemporanea, terranno un ciclo di cinque incontri sulla musica del Novecento presso il Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce, Genova.
Il 29 Maggio, ore 18:45 sarò ospite di questa interessantissima iniziativa insieme a Stefano Guarnieri con – JOHN CAGE E MERCE CUNNINGHAM: DANZARE IL SILENZIO


“Gli accadimenti e i suoni di questa danza ruotano intorno ad un centro statico, il quale, nonostante sia immobile e silenzioso, è l’origine da cui essi nascono”. Attorno a questo concetto, espresso dallo stesso Cunningham in riferimento al proprio lavoro, ruotano l’idea, l’evoluzione e la forza creativa di una delle più sorprendenti e longeve collaborazioni artistiche del Novecento, quella tra John Cage e Merce Cunningham. Insieme proposero un grande numero di innovazioni radicali che hanno rivoluzionato il modo di concepire l’arte e anche la società dentro la quale essa prende forma e tenta di esprimere sé stessa oltre la volontà della mano sua creatrice. La più famosa e controversa di esse riguarda il rapporto tra danza e musica, create indipendentemente una dall’altra, senza alcun tipo di condizionamento o coinvolgimento tra i due artisti, ed eseguite poi nello stesso spazio e allo stesso tempo solo durante le performance. Dagli anni Cinquanta in poi iniziarono a fare uso del principio di casualità e possibilità, abbandonando gli aspetti narrativi e convenzionali tipici della composizione coreografica, in un’ottica di restituzione alla natura del rapporto coi sensi che la percepiscono. Attraverso esempi concreti sulla tecnica e la poetica di Cunningham la conferenza si tramuterà in un momento performativo di danza e musica.

L’iniziativa ha lo scopo di raccontare la musica moderna e contemporanea a un pubblico di curiosi e di non iniziati, attraverso un approccio fresco ed informale, e contemporaneamente di iniziare una collaborazione tra due istituzioni culturali che condividono la missione di raccontare e mostrare l’arte e la musica contemporanea nella città di Genova. Al prezzo di 8€ sarà infatti possibile sia visitare la mostra “Andy Warhol sul Comò” che assistere alla conferenza.
Per info:
Via J. Ruffini, 3 – 16128 Genova
Tel. +39 010 580069 / 585772
fax +39 010 532482
Prezzo:
5€ singola conferenza
8€ mostra “Andy Warhol sul Comò” + conferenza

Vi aspettiamo numerosi!

martedì 19 maggio 2015

Laboratorio permanente di Teatrodanza a Genova

La notizia è entusiasmante: Controrilievi ha trovato "casa" a partire da Settembre 2015.
Ecco a voi la presentazione del progetto e gli obiettivi di questo nuovo lavoro a cui daremo vita, tutti insieme!
Il progetto è a numero chiuso ma non vi sono limiti di età. 
Per partecipare alla selezione contattatemi alla mail indicata in fondo all'articolo.
Vi aspetto!

Laboratorio permanente di Teatrodanza
per attori e danzatori
a cura di Valeria Chiara Puppo e Controrilievi – Performing Arts

S T A G I O N E 1 5 1 6



La proposta si rivolge a giovani e adulti con formazione in teatro e/o in danza (hip-hop, breaking, danza moderna e contemporanea) e attitudine o interesse per entrambe le discipline, finalizzata alla creazione di un Laboratorio Permanente condotto da Valeria Chiara Puppo, danzatrice e coreografa residente a Genova.
Il laboratorio consiste in un appuntamento di 2 ore e 30' a cadenza settimanale, durante il quale verrà affrontato il tema del corpo, dell’utilizzo drammaturgico del movimento, lo studio della danza inteso come uso dello spazio e della dinamica, la preparazione fisica e la relazione con l’altro.

Appartenere ad un "gruppo di lavoro" significa fare parte di un progetto solido, impegnativo, che ha come fine quello di “formare” le persone tramite la trasmissione di competenze ed idee, fornire gli strumenti utili allo sviluppo creativo di una poetica di gruppo e quindi sviluppare un’identità di Compagnia.

Il progetto si basa su un gruppo stabile di partecipanti selezionati e un gruppo di artisti professionisti che seguiranno il lavoro nel ruolo di insegnanti o come "amici-artisti" che ruotano intorno alla nostra ricerca in modo meno costante ma efficace.
Le finalità di questo gruppo di lavoro è quella di diffondere e approfondire un tipo di indagine sul corpo che esplori tutte le sue potenzialità: espressive, gestuali, musicali e vocali.
Prendere parte al Laboratorio è una possibilità per esplorare le proprie capacità creative in un gruppo eterogeneo che si nutre delle esperienze e del "saper fare" di tutti i partecipanti.  

Durante i mesi di ricerca e lavoro saranno ospitati professionisti di vari settori (teatro, musica, scrittura, drammaturgia, trucco teatrale) che diffonderanno e daranno consigli utili alla realizzazione di spettacoli e performance di qualità.

Il progetto nasce inoltre con l’idea di dare, dopo anni di lavoro “nomade” in Liguria, una dimora al progetto “Controrilievi – Performing Arts” che si occupa dal 2011 di danza contemporanea e teatrodanza in collaborazione con artisti di varia provenienza e formazione.
Tra le maggiori finalità c'è l'idea di offrire ai partecipanti la possibilità di entrare a far parte dei progetti di “Controrilievi – Performing Arts” dando vita a nuove produzioni e forme diverse di spettacolo dal vivo.

Il laboratorio è a numero chiuso e l’ammissione su selezione o invito.
Per maggiori info
Valeria 392 1507447


Sede presso IDEEINMOVIMENTO ssdarl in Via Imperiale 43 - Genova

sabato 16 maggio 2015

Modern Dance Class @ D A N Z E R I A - Valeria Chiara Puppo





Teaching at Danzeria Savona A.S.D. me and my dance students.

Thank's for sharing, love dance, sweat and laugh with me.



Follow me on Twitter @valeria_chiara and Fb

http://www.facebook.com/controrilievidanza

http://valeriachiarapuppo.wix.com/valeriachiarapuppo

mercoledì 4 febbraio 2015

Isadora Duncan: Studi per sei movimenti danzati

Trovo per caso questi versi a pagina 98 del libro "Il danzatore attore - da Noverre a Pina Bausch" di Concetta Lo Iacono.
In attesa della neve che forse non arriverà in città ma fa sentire il suo odore, trovo questo scritto di Edward Gordon Graig  potente e luminoso, che ci regala qualche impressione in più sulla danza di fine '800 primi del '900. Oggi la danza contemporanea cerca spesso di evidenziare il lato oscuro dell'umano, il disagio, le paure, lasciando spesso il suo pubblico stomacato, amareggiato, affaticato dalla visione dello spettacolo. A tanti non piace la danza dei giorni nostri poiché è "inquietante". Questi versi sembrano anticipare quello che sarebbe successo più di cento anni dopo.

Isadora Duncan: Studi per sei movimenti danzati

Molto chiasso e profonda inquietudine
Dolore e disarmonia
E' questa la fine del tutto?
Questa la verità del tutto?
E' così certo che questa vita
Consiste solo di tanti nonsensi?
Non è molto più vero che questa vita
E' esattamente l'opposto,
Calmo riposo e armonia,
ritmo, la verità più certa-
E che l'espressione di tutto ciò è l'Arte?
Sono dunque il male e l'orrore, 
la vera immagine della forza?
Deve l'inquietudine essere il simbolo della vita-
Deve una chiassosa e penosa oscurità spargersi
Sull'incantesimo delle cose-
Se queste sono domande, io non faccio domande
Perché non ho alcun dubbio-
Vedo la quiete e la bellezza, la forza e la dolcessa
Avvicinarsi in maniera perfetta-
Tutto cede il passo allo spirito,
Niente può impedirlo-
Tre righe o trecento
Danno la stessa immagine
Un tono o un insieme di toni
La stessa melodia
Un passo o cento passi
Creano la stessa danza.
Qualcosa deposta
Come una testimonianza
Qualcosa detto sul tema divino
Che è semplice e solo semplice da comprendere
Il tema che inizia
"Sono felice..."
e finisce con
"Che bello"
Questo è ciò che lei danza-
Non ha mai conosciuto ancora l'oscuro o insofferente dolore-
C'è sempre il sole intorno a lei-
Anche le piccole ombre scompaiono
E si dileguano al suo passo-
Questa è la vera forza-
Lei si leva dalla Grande Stirpe-
Dai Grandi Compagni-
Dalla discendenza dei Sovrani, che
Sostengono in mondo e lo fanno muovere,
Dai Giganti Coraggiosi,
Dai Custodi della Bellezza-
Dai Risolutori di Enigmi.

(Traduzione ita Ione Kerr Ciccioli)


Isadora Duncan (1877-1927) 

martedì 3 febbraio 2015

Ballerina ecologica // Impro Desert Dance Routine

Qualcuno che mi conosce da parecchio tempo lo saprà già. Fin dalla mia infanzia ho sempre dichiarato di voler danzare nella vita. Ho iniziato a parlare molto presto, dimostrando amore per le parole difficili, quelle lunghe che pronunciano i grandi, che ti fanno sentire importante. Parole belle, da intellettuali, di cui non conoscevo il significato... ma avendo già (probabilmente) un debole per la comicità e provare un gran gusto nel far ridere le persone avevo capito che usarle FUNZIONAVA!
Così ho iniziato a dire che da grande io avrei fatto "la ballerina ecologica". I miei genitori mi hanno spesso immaginata vestita di bianco danzare selvaggia tra gli alberi e le colline, come la nostra Isadora. Ridevano, immaginandomi tipo dea greca danzare mossa dalle emozioni dettate dal vento.
Ragionando da più grande, forse quell'<<ecologica>> significava <<ambientale>> una "outdoor dancer". Conquistare gli spazi aperti e diventare parte di essi mi riempie di gioia, no, forse non è gioia. Mi sazia. Io difficilmente riesco a descrivere i sentimenti a partire dal cuore, di solito la parola felicità la traduco con parole legate all'istinto: fame, pienezza, masticazione e ingestione. Mangiare lo spazio e farlo diventare parte di me.
Nella vita non ho mai visto spazi tanto vasti come in Africa, l'Africa quella che sta bene, che vive di natura e di turismo, forse quella comoda ma estremamente bella, appagante, devastante, che ti prende il cuore e lo stropiccia. Quella che non fa nulla per attrarti perché bastano i suoi colori e il suo vento per dirti che sei a casa, che tutto l'uomo arriva da lì, anche tu.
In uno scenario inimmaginabile, che visto in foto non renderà mai. Mai. Non potevo perdere l'occasione di danzare. E' una danza semplice, che mi vede in una forma non del tutto splendente, dopo 2000 e più km in Overland fatto di strade sterrate e sedili scomodi e una sveglia alle 4 per fare la colazione nel deserto.
Sicura che avrei potuto fare meglio, conservo però un ricordo di pienezza, di luce e di terra, che probabilmente non potrò più rivivere se non attraverso questo video.
Viaggiare è l'ispirazione più grande.


giovedì 22 gennaio 2015

Idee per la creazione di un assolo

"I movimenti di gruppo sulla scena ricordano in qualche modo le nuvole che si spostano, rotte dal rullare dei tuoni o dai raggi di sole." (R. Laban)



Quali sono i principi cardine dell'arte del movimento? Come posso dire "la mia" attraverso la danza? Se danzare è narrazione, lavoro espressivo, sforzo comunicativo... se devo "parlare" tramite il movimento... Come faccio?
Questa è una delle domande che mi vengono fatte più spesso dai miei allievi. Con la testa piena di informazioni, passi, regole, codici spaziali e organizzativi come posso ancora trovare me stesso e addirittura essere tanto potente da poterlo anche trasmettere agli altri sul palco, o a lezione durante lo studio?
La questione è ovviamente tutt'altro che semplice e certamente non ha una sola risposta. Tante forme di danza "pura" come la classica si fanno forti grazie alle storie che narrano, alla divisione in ruoli e personaggi, a storie conosciute ed è l'estetica ad avere la meglio rispetto alla narrazione che per "patto" con il pubblico è già molto chiara, come succede nell'opera lirica.
Diverso è l'impatto espressivo e narrativo nella danza contemporanea che fa sempre più della "s-tecnica" la propria bandiera e dello smantellamento dei codici la propria missione. 
La ricerca espressiva del movimento parte, per quello he mi riguarda, da una sorta di "sottotesto" e da un principale studio su carta della tematica da affrontare, dalla stesura di appunti e idee o immagini da cui iniziare a creare. A partire da qui, iniziamo dunque a cercare i principi cardine di quello che vogliamo dire, del significato che vorremmo esprimere attraverso il corpo. 
Dovremmo iniziare a procedere per tentativi, scegliendo ad esempio, che tipo di "atteggiamento" assumere nei confronti dello spazio e della dinamica: "compiacenza, tolleranza, indulgenza, controllo, resistenza, contenimento nei confronti dei fattori come peso, spazio e tempo" (R. Laban)
Questa fase laboratoriale è un continuo dialogo tra forze ed idee provenienti dalla mente e le regole puramente fisico-scientifiche che dominano l'intera nostra vita, come la forza di gravità, le leve e la meccanica del corpo umano.
Credo che per la stesura di un piccolo assolo o di una sequenza personale le prime scelte da fare siano sull'uso dello spazio, sulle direzioni da prendere, scegliere se essere a terra, e dove essere nello spazio. Nulla dovrebbe essere casuale e dovreste essere in grado di rispondere a qualsiasi domanda a riguardo delle vostre scelte (perché questa musica? perché parti di schiena anziché en face? perché lavori a terra anziché in piedi?), buttare passi a caso potrebbe essere un inizio per prendere confidenza con il lavoro, ma dovete essere anche pronti a rivedere, a togliere, variare, senza affezionarvi troppo alla prima fase di montaggio e costruzione. 
Individuata una prima partitura di orientamenti spaziali e di movimenti un altro aspetto fondamentale è sicuramente quella della "qualità di movimento". Cosa significa? Spiegato a livelli elementari è la qualità che scegliamo di dare ai nostri movimenti; nei bambini insegno a essere "pesanti", "leggeri", "friabili", "liquidi", "burattini" o come "serpenti", per spiegare loro la differenza tra una qualità e l'altra... dovrei iniziare a farlo anche con gli adulti, è davvero divertente!
Ogni coreografo e compagnia di certo livello ovviamente ha fatto una scelta riguardo alla qualità di movimento delle proprie opere e dei propri danzatori, trovando così la propria "cifra stilistica" e segno distintivo. 
Ma venendo a noi, che siamo alle prime armi, il consiglio che prendo da Laban è che "la forza espressiva di un gesto è data dalla qualità di movimento [...] l'azione esteriore è subordinata all'emozione interiore."
Per riuscire ad arrivare fino a qui, ovviamente il cammino è lungo e tortuoso, a volte estremamente frustrante e a volte appagante. La prima cosa a cui dedicarsi è ovviamente la coscienza del corpo e imparare a conoscersi bene, a conoscere l'effetto del peso ed avere controllo del proprio incedere nello spazio. Ma un consiglio che vi do è quello di procedere sempre pari passo studio del movimento, con ragionamento, uso dell'intelletto e della mente, uso dell'immaginazione senza perdersi in voli pindarici che non vi portano da nessuna parte. Bisognerebbe cercare di essere più autentici possibili, prendendo esempio dall'arte teatrale, che ci prende, rapisce, emoziona quando gli attori sono veri, uguali a noi, fragili e potenti. Non pensate che fare danza contemporanea sia muoversi a casaccio facendo cose strane su un palco. Anche se certe realtà stanno provando (e riuscendo) a ridurla ad uno "lo famo strano per forza perché è figo che nessuno ci capisca, ma non ci capiamo manco noi", tantissime persone di rilievo hanno dedicato la propria vita a capire quanto potente possa essere un corpo anche in assenza di parola. 
Sentitevi liberi di fare piccoli esperimenti, di sbagliare e di non essere soddisfatti, prendete appunti sulle idee che vi vengono e cercate di giudicare il meno possibile il vostro lavoro in corso d'opera. 
Prendete il tempo che serve e siate coraggiosi!

Buona danza!
V.

venerdì 2 gennaio 2015

Dance is sharing // uno

Primo post dell'anno.
L'idea è di trasformare questo blog, che ho usato poco negli ultimi mesi perché nn riuscivo a trovarne la vera "missione", in un luogo dove condividere i miei pensieri e le mie esperienze sulla danza.
Chi mi conosce di persona e soprattutto i miei allievi sanno bene che per me insegnare, creare, coreografare è "mettersi al servizio" di qualcosa di più grande e cercare di diffondere conoscenze a prescindere da me.


C'è un aspetto del mondo della danza in Italia che mi ha inizialmente affascinata, poi fatta arrabbiare, delusa e da cui fortunatamente sono riuscita ad uscire degnamente senza lesioni gravi, che è quello della grande chiusura nei confronti dell'altro e delle altre realtà.
O dentro o fuori. Conosco insegnanti che proibiscono ad allievi di frequentare stage e lezioni con altri, di prendere lezioni in più scuole andando a cercare i maestri validi che magari, sfortunatamente, non sono concentrati tutti nella stessa struttura. Conosco danzatori, colleghi per me, che difficilmente salutano a lezione perché non sei esattamente accettato perché forse sei arrivato per ultimo o perché non sei esattamente in "linea" con l'abbigliamento che va per la maggiore a quella lezione. Non sono nemmeno vegana, reato abbastanza grave, ad oggi, nella scena della danza contemporanea e teatro-danza.
Contrariamente a tutto quello che sento e vedo, io non appartengo a nessuna "famiglia" della danza e ho intrapreso da sola il mio cammino di ricerca. Questo mi permette e mi ha sempre permesso di scegliere a che lezioni andare, chi frequentare, cosa vedere teatro e non chiudere le porte della conoscenza e della collaborazione. Lavoro in progetti ovviamente anche per mesi, ma sempre cercando di guardarmi intorno, di non chiudere gli orizzonti.
Arrivata ad una certa esperienza per quanto riguarda le difficoltà di relazione sociale che riscontro nella danza, ammetto di essermi chiusa anche io, montando sulla schiena una corazza e rifiutando tutto quello che mi infastidisce di questo "allure" che i danzatori si portano dietro.
Dopo mesi di ritiro ho iniziato ad accorgermi che forse stavo esattamente rientrando nel meccanismo, di mettersi sul cucuzzolo e guardare gli altri dall'alto. Ammetto di aver pensato di cambiare lavoro, di ritirarmi dall'ambiente, di smettere completamente di danzare.
Sbagliato.
La mia opera deve essere "dal basso", come quello che faccio quotidianamente in sala quando insegno. Persone che si avvicinano alla danza per ragioni diverse, perché affascinati dal movimento, per intuizione, per narcisismo, per mettersi in forma, per imparare a conoscere il proprio corpo: accetto e prendo per mano qualsiasi essere umano che decida di conoscere il "mio" mondo, che abbia la curiosità di capire come funziona il complessissimo universo del movimento.
Il piccolo (numericamente) popolo che gravita intorno a me è educato quotidianamente alla condivisione delle esperienze e alla collaborazione: allieve meritevoli che vengono "esportate" in progetti con altre scuole e compagnie non da me dirette; artisti e collaboratori messi insieme per progetti e poi salutati nel momento in cui qualcuno va a vivere altrove o ha un'occasione migliore.
Tutti liberi di dire "si" o "no" in un momento o nell'altro. Tutti liberi di andare e venire, pur che vi sia un progetto alla base e un obiettivo da perseguire. Sono gli "altri" che contribuiscono alla stesura del mio metodo, sono tutte le persone che incontro ad essere la mia fonte di ispirazione e di ricerca.
Questa grande apertura in cui io credo fermamente sicuramente non sarà giusta per tutti ma sicuramente ha due caratteristiche fondamentali: è una piccola rivoluzione rispetto all'atteggiamento della maggioranza e, soprattutto, ha il potere di avvicinare persone diverse con energie diverse ed esperienze di vario genere che costituiscono una grande ricchezza, poiché la danza di oggi ha il dovere di avvicinarsi al pubblico e non terrorizzarlo, non farlo sentire incompetente o inadeguato. Maggiori sono i linguaggi, più ampia sarà la fruibilità.
Il mio consiglio di oggi e il succo di queste mie riflessioni è quello di non affezionarsi troppo, di non pensare che un metodo sia assolutamente giusto o assolutamente sbagliato, ci sono elementi buoni e non in tutte le discipline ed essi vanno vissuti e rielaborati in una forma intelligente e vissuta.
Se volete conoscere la danza nella sue forme più pure iscrivetevi a seminari diversi, cercando in primis la conoscenza del corpo e del movimento. Ci sono tante cose che si possono fare per conoscere il corpo che non sono per forza "classi di danza" o stage per raccattare soldi, che non lasciano traccia se non nello spazio di quelle due ore.
La danza è, purtroppo, anche un terreno fertile per il lancio delle mode (come ha detto un mio caro amico) ...bisognerebbe cercare di non caderci dentro, ma solo per evitare di perdere di vista l'obiettivo. Vedo danzatori talmente presi dal loro personaggio, dal loro "possedere qualcosa di più" dei "comuni mortali", che spesso mi fanno tenerezza.
Cercate la vostra specificità e non andate a danza tanto per fare. Cercate un obiettivo e perseguitelo, restando sempre disponibili al cambiamento!

Buon nuovo anno #danceissharing

V.