mercoledì 2 maggio 2012

In arrivo la "POP TRASH ICON COLLECTION"


Mi hanno conquistato subito le nuove t-shirt della "Pop Trash Icons Collection": è bastato uno sguardo alle foto pubblicate in anteprima sul blog di Marina Savarese A.K.A. Morgatta, (di cui ho già scritto in precedenza sul questo blog) visual fashion designer toscana di cui sono fan da parecchi anni a questa parte, che riesce sempre a conquistarmi con qualche genialata vistosa al punto giusto.
Sta per arrivare la pop up collection dedicata a 4 delle icone femminili più trash e amate da tutte le persone di buon gusto. Irresistibile serie di t-shirt oversize tagliate a vivo, sviluppata su i ritratti in chiave ironica di: Cicciolina, Moira Orfei, Ru Paul e Mortiscia Addams, tutte rigorosamente superflat e con seni al vento.


Il progetto nasce dall’incontro creativo di Marina, designer e mente del marchio Pygiama & Superstar con Enrica Mannari, art director e illustratrice. Per la presentazione di questa collezione è stata scelta la fotografa e blogger Francesca Riccioni, che attraverso paesaggi al limite tra il surreale e il post atomico, ha fatto emergere tutta l’energia pop della collezione.


Oltre che le maglie, trovo irrestistibili anche le modelle scelte per questo catalogo perchè loro creano i capi, li indossano e si fanno anche fotografare, armate di tulle, palloncini, occhiali da sole e orecchini che non passano inosservati. Una vera e propria "crew" che unisce le proprie risorse per creare oggetti pop dai magici poteri ammalianti.
Una fashion designer, un’illustratrice, una costumista, una ballerina/modella: 4 personaggi stravaganti per 4 "regine" da indossare con orgoglio.
Per chi ne volesse una, o tutte, si possono comprare sull'ecommerce di Pygiama & Superstar o mandare una mail direttamente a Marina Savarese o Enrica Mannari.


lunedì 30 aprile 2012

Diana F+ | Tentativo Number One

Sono arrivate le prime difficoltà lomografiche! Se avessi letto il libretto delle istruzioni di Diana F+ prima di buttarmi su questa pellicola redscale xr 50-200 forse avrei sprecato meno scatti. Ma io sono convinta di averle lette! Resta il fatto che questa virazione cromatica non mi dispiace.
Ci studierò.







domenica 29 aprile 2012

La "Apple Generation" in mostra a Savona

Ogni tanto la Liguria riesce a stupirmi: luogo natale di cantanti, autori e poeti, questo si sa, ma chi avrebbe potuto immaginare che a Savona avesse sede, da dieci anni a questa parte, un museo dedicato alla Apple?
Pochi sanno,  che il primo museo di questo marchio riconosciuto dalla Casa-madre americana è stato aperto proprio a Savona nel 2002. Ideato e creato dall’Associazione All About Apple, fondata da un team di “feticisti” - così vengono definiti da molti giornali - che hanno raccolto tutti i modelli e prototipi realizzati dal 1976 ad oggi.
Per festeggiare il decimo compleanno di "AAA" è stata organizzata la mostra "Apple Generation 1976-2012" che resterà aperta fino al 20 maggio presso la fortezza del Priamàr di Savona. L'allestimento suddiviso in periodi e arricchito di simboli appartenenti diverse epoche (il flipper, Pac-Man, la Cinquecento, Burt Simpson) permetterà di  vedere, toccare e addirittura usare il primo Macintosh, l’Apple Lisa, il Tam, l’Apple Set Top Box, il Qube, l’Apple III e il Pippin, unico esemplare "senza la Mela".




Le macchine esposte raccontano la nascita, l’evoluzione, la trasformazione dell’informatica inventata da Apple, con la particolarità che il visitatore può usare tutti i pezzi esposti totalmente funzionati, unico caso in tutto il mondo, in un museo di questo genere. Un viaggio tra i computer "cult" per ricordarci da dove veniamo e per sorprenderci un po'della rapidità del progresso.
La mostra rimarrà aperta fino al 20 Maggio con il seguente orario: giovedì e venerdì dalle 14.30 alle 18.30, sabato e domenica dalle 10.30 alle 18.30.
Giorni di apertura ristretti ma ingresso gratuito, sempre gradito!

mercoledì 28 marzo 2012

Falling in Lomo | Analogue Lifestyle

Costoso. Si. Ma rispondo sempre: non fumo, bevo poco, non vado a ballare e non frequento locali a pagamento. Quindi posso permettemi di avere un vizio. Uno solo: la fotografia analogica nell'era del digitale. 
Ho iniziato a fare foto fin da giovanissima, sono cresciuta con le macchine a rullino, con il fascino dell'attesa, aspettando almeno una settimana per poter aprire il malloppo di foto portate a sviluppare.

Quallo che mi affascina è come cambi il senso del tempo tra l'analogico e il digitale, nella frenesia del tutto subito e dell'iper-controllo, ho scoperto che è più affascinante il principio della casualità. L'idea di ritrovare nel malloppo di foto stampate uno scatto che non ci ricordavamo di aver fatto o che ci sorprende, per essere riuscito così diverso da ciò che ci aspettavamo, mi affascina ogni giorno di più.
La lomografia è un particolare approccio all'arte della fotografia, riassumibile nel motto «non pensare, scatta!» e caratterizzato dall'impiego di una macchina fotografica 35 mm compatta, la LOMO.
Nel corso degli anni novanta e duemila ha assunto le dimensioni di fenomeno di moda e di culto a livello mondiale.
Nel 1991 due giovani studenti viennesi visitano Praga. Durante questo viaggio scoprirono la LOMO, una macchina fotografica completamente meccanica progettata e prodotta in Russia da una società specializzata in strumenti ottici per l'esercito. In solo pochi anni riuscirono, non solo a diffondere questa macchina in tutto mondo ma anche a creare un nuovo modo di fotografare. Come hanno fatto? Genialità, strategia, colpo di fortuna, entusiasmo, essere stati nel posto giusto con l'idea giusta nel momento giusto, determinazione ? Sicuramente l'insieme di tutti questi fattori ha contribuito alla trasformazione di una macchina fotografica progettata come oggetto di massa per un popolo socialista, in un oggetto di culto per il mondo capitalista. Per comprendere questo fenomeno bisogna conoscere la mitica storia di questa macchinetta particolare. Il fenomeno Lomografico iniziò nel lontano 1982, in una mattina invernale, ma soleggiata, nella città di S. Pietroburgo. Il generale Igor Petrowitsch Kornitzky, un fanatico della fotografia e il numero due del Ministro in carica per la Difesa e l'Industria nell'unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, sbattè una piccola mini-camera giapponese dotata di lenti di vetro, estremamente sensibili alla luce, e robusta nella sua fattura, sul tavolo del suo compagno Michail Panfilowitsch Panfiloff, amministratore delegato di una potente società russa, conosciuta con il nome Lomo, specializzata nella produzione di armi e lenti ottiche. Panfiloff aveva il compito preciso di ridefinire il disegno della macchina e di produrla in grande quantità per il beneficio e la glorificazione del popolo sovietico. Ogni rispettabile comunista avrebbe dovuto avere una propria Lomo automatica ed ogni cittadino avrebbe dovuto usare questa compact camera per fornire un'appropriata documentazione del glorioso stile di vita sovietico. Milioni di macchine fotografiche furono immediatamente prodotte e vendute. I sovietici e i loro compagni socialisti in Vietnam, a Cuba e nell'Est della Germania utilizzarono la macchina documentando gli anni Ottanta e l'ultimo sospiro del comunismo. Nel 1991 viene scoperta da Matthias e Wolfgang, i due studenti che poco tempo dopo questa scoperta decidono di lasciare i loro studi e dedicarsi completamente al mondo LOMO.I due ragazzi rimangono affascinati dalla straordinarietà della loro LOMO, in grado di riprodurre colori brillanti per mezzo di lenti speciali capaci anche di realizzare riprese notturne senza flash: scoprono un nuovo modo di catturare la realtà. Una volta tornati a Vienna, l'entusiasmo di Matthias e Wolfgang per le fotografie ottenute con la loro LOMO contagia altri studenti, amici e artisti e li porta ad inventare un nuovo modo di fotografare: catturare attimi di vita senza guardare attraverso l'obiettivo. Il passo successivo sono delle spedizioni in Russia, durante le quali acquistano e portano clandestinamente in Austria zaini pieni di LOMO. In poco tempo il fenomeno si diffonde velocemente al punto che Matthias e Wolfgang decidono di fondare la LOMOGRAPHIC SOCIETY, in grado di mantenere un rapporto dinamico con la società di San Pietroburgo dove la LOMO camera viene prodotta. Ma con la caduta dell'Unione Sovietica la "Leningràdskoe Optico Mechanischèskoe Objedienieine" (Sindacato degli Ottici e dei Meccanici di Leningrado), estensione dell'acronimo LOMO, viene privatizzata e viene preferito un piano produttivo a favore d'apparecchiature scientifiche e militare mettendo in pericolo il posto di lavoro di centinaia di operai che ogni giorno assemblano manualmente i più di 400 pezzi che servono per creare una LOMO camera. Matthias e Wolfgang riescono a scongiurare tale pericolo facendo aumentare la richiesta delle LOMO.Era una sfida: bisognava trovare un metodo per diffondere queste macchine in meno tempo possibile per far crescere la vendita. In tutto il mondo si creano ambasciate Lomografiche che diffusero, attraverso mostre, feste ed eventi, questo nuovo modo di catturare la realtà. Una squadra d'austriaci parte per St.Pietroburgo per convincere i dirigenti dell'azienda Lomo e il sindaco (che allora era Vladimir Putin) di ricominciare la produzione della LC-A Lomo Compact Camera visto che la richiesta era in continuo aumento. La sfida era vinta, fu celebrata una grande festa con più di 150 lomografi allegri e scatenati venuti da varie parti del mondo a St.Pietroburgo per questa occasione. Il nuovo fenomeno giunge a dimensioni mai immaginate: in America, Giappone, Germania, Inghilterra, Spagna, Austria, Svizzera si scattano fotografie senza guardare attraverso l'obiettivo per non perdere la magia di momenti che si stanno vivendo e perchè la vita reale non si concretizza in pose perfette.Il primo congresso mondiale LOMO si svolse a Madrid nel 1997. In questa occasione si potè ammirare il più grande muro-Lomografico mai realizzato, un puzzle di migliaia di fotografie, di ben 150 metri x 2. Numerose partecipazioni a fiere, come la Photokina a Colonia nel 1996 e nel 1998, alla biennale di Venezia, i giochi " LomOlymPics " nel 2001, contribuirono ad aumentare la popolarità della piccola, pratica macchinetta russa. Lomografare non é solo un nuovo modo di fotografare ma anche un nuovo modo di comunicare. Il principio più importante della filosofia LOMO è senz'altro lo scambio d'idee ed esperienze, ci sono in tutto il mondo gli ambasciatori LOMO con il compito di diffondere e divulgare questa idea, anche attraverso siti Internet; in questo modo gli utilizzatori della LOMO hanno l'opportunità di mostrare a tutti le loro creazioni a volte bizzarre. La LOMO ha causato una rivoluzione nel mondo della fotografia; quasi zen nel fotografare "Don't think, just shoot ", la libertà di tenere la LOMO in qualsiasi posizione, prolungando insieme al tuo braccio il tuo occhio e la tua mente, ti consente di scattare immagini inattese.
(fonte -  http://www.tabularasadesign.it) 

Il Lomodecalogo é la sintesi di questo modo di fotografare:
  1. Porta la tua Lomo ovunque vai, a letto, al Gorky Park, in lavanderia mentre aspetti il tuo bucato, prendi la tua Lomo in mano e ti sembrerà che tutto intorno a te si riempia di vita vibrante.
  2. Usala sempre giorno e notte, devi essere preparato a scattare foto 24 ore su 24, tieni la tua Lomo sempre a portata di mano.
  3. La Lomografia non è un'interferenza con la tua vita: é parte di essa e deve diventare una cosa essenziale come mangiare/parlare/camminare/ridere/amare, Lomo è un segno potente che sei vivo.
  4. Avvicinati il più possibile all'oggetto del desiderio LOMOgrafico, così tutti potranno vedere che lomografare é la cosa più normale di questo mondo.
  5. Non pensare, scatta! Le prime impressioni sono le più valide, abbi fiducia in te stesso!
  6. Sii veloce, cogli le sensazioni rapidamente.
  7. Non preoccuparti in anticipo di quello che rimarrà impresso.
  8. Non preoccupartene neppure dopo, il risultato sarà solo il miscuglio della tua esperienza lomografica più la fortuna.
  9. Allenati a mano libera, scatta senza guardare, non é necessario osservare il viewfinder, al contrario " try to shoot from the hip", con occhi chiusi, tenendo la Lomo in alto, in basso, dietro la schiena, per darti più libertà nella scelta delle prospettive.
  10. E per ultimo ma non meno importante, non badare alle regole !!
I lomografi rimangono all'analogico, il digitale non interessa (in realtà tutti possiendono una macchina digitale ma il vero Amore resta Lomo)

Venduta su sito di Lomography come una macchina da party-boy e party-girl, io trovo la mia Lomo Fisheye2, alias "la Caramella" un giocattolino irresistibile. Mia compagna di avventure, amore di plastica, ha vertiginosamente aumentato il piacere di uscire, passeggiare, osservare, creare.
Ecco qualche scatto rubato alla città di Genova.


Genova vista dal Santuario Nostra Signora del Monte


Genova. Via XX Settembre e Ponte Monumentale

Genova. Piazza De Ferrari

Genova. Trattoria da Maria con mamma e fratello


Teatro Gustavo Modena

Falling in lo..mo 
Have a nice day!
v.

martedì 28 febbraio 2012

L'arte come atto di responsabilità

La vita riserva sempre sorprese, come saggiamente ci ha ricordato nella celebre frase Forrest Gump usando la similitudine della "scatola di cioccolatini".
Ebbene quando sono stata più certa di aver capito (quasi) tutto del mondo della danza, quando mi sono sentita sicura del mio gusto compositivo e delle grammatiche del linguaggio del movimento, certa di aver capito il mio corpo e di conoscerlo, mi sono imbattuta in qualcosa di nuovo.
Un'avventura teatrale. Si parla di un teatro anti-convenzionale, lontano dalle questioni mimetiche e rappresentative, certamente.. Non mi sarei mai avvicinata ad un'esperienza tanto lontana dalla mia formazione, se non avessi individuato in questo luogo dei criteri interessanti per ciò che riguarda la scoperta del corpo come mezzo espressivo. 
Un teatro che ricerca una forma primitiva, che fonda le sue origini nel teatro greco (tentativo fallimentare della povera Isadora Duncan che ha confuso il mondo greco con le tuniche bianche) in quello che Nietzsche individua come Origine, con la O, del Teatro con la T.
E'difficile "ricominciare" daccapo, di nuovo, una ricerca su se stessi. In quanto uomini, artisti, performer. Quando possiedi un codice con estrema convinzione ti senti autorizzato ad esserne portatore (possibilmente sano) e non accetti che questo codice di movimento in realtà nasconda il tuo vero essere.
Il grande errore, dal mio personalissimo punto di vista, è identificarsi con la "propria" arte: questo IO SONO ciò che faccio mi ha sempre impaurita e preoccupata. L'arte è un'espressione talmente vasta e "misteriosa" nei confronti dell'umano che non lascia spazio all'idea del possesso e delle categorizzazioni. 
Sono un attore, sono un danzatore, sono un regista, un coreografo. Sono, sono... L'arte soffocata dall'ego. Questa ricerca spasmodica di sentirsi qualcosa, qualcuno, mi ha accompagnata per molto tempo. Quando credevo che per essere "portatrice di danza" mi sarei dovuta nutrire, ingozzare di danza, della danza simile a me. Invece scopro giorno per giorno che il nutrimento va cercato altrove. Va cercato nei luoghi in cui la pensano diversa da te, da cui trarre spunti di riflessione, dove devi scandagliare gli aspetti che non sono chiari, per poter sviluppare un pensiero autonomo, creativo ed indispensabile per riuscire nella "missione".
Con ciò non voglio dire che ci si deve sentire autorizzati a non conoscere il più piccolo aspetto teorico e tecnico dell'arte che si "sceglie" per la propria vita. Sarebbe gravissimo. Penso però che si debba sempre, parallelamente, andare oltre. Che si debba cercare altrove ispirazioni e principi.
La curiosità è un grandissimo valore, verso cui cerco di spingere tutte le persone che incontro in qualità di insegnante. Pochi sono in grado di comprendere la "portata" di un'arte come la danza. Purtroppo è un'arte che si presta ad essere considerata come espressione di bellezza, grazia, eleganza. Ma se la danza è un'espressione umana, come può limitarsi alla dimensione estetica?
Come possono allievi accontentarsi di indossare "body e tutù" senza avere sete di sapere, di conoscere le origini di ciò che fanno? La ricerca è possibile, abbiamo tutti gli strumenti: internet in prima battuta, libri, tesi, video.
Solo un consiglio: spegnete la televisione e andate a vedere spettacoli, sviluppate un senso critico e una sensibilità emotiva, meno razionale possibile.
Come insegnano nel teatro "misterioso" dove sto sperimentando il mio percorso di attrice alle prime armi, avvicinarsi ad un'arte è un atto di grande responsabilità.
Mi interrogo tutti i giorni sulla mia responsabilità, è un percorso tortuoso che mi fa sentire un'outsider. Ma in fondo penso di esserlo da sempre. 

 "Da un certo punto in avanti non c’è più modo di tornare indietro. E’ quello il punto al quale si deve arrivare."
Franz Kafka

La Danza (La danse) è un dipinto di Henri Matisse del 1909.





martedì 21 febbraio 2012

Switch OFF! Smile ON! | Designer giapponesi per la campagna anti-sprechi

Una campagnia iniziata quasi un anno fa, di cui scopro l'esistenza solo sta mattina.
Ne sono rimasta contenta e affascinata e decido di condividerla, nonostante non si parli di una notizia freschissima, credo che valga la pena di dare un'occhiata a queste bellissime immagini pubblicitarie.



Marzo 2011 - In Giappone un gruppo di graphic designer ha creato un sito, www.pstr.jp, per presentare i poster diffusi nelle strade, nei luoghi pubblici, in televisione per la nuova campagna anti sperchi.
Il messaggio più significativo è il risparmio energetico.  Mentre l’evoluzione della catastrofe nucleare è ancora tutta decifrare, il governo è sceso in campo, in accordo con le amministrazioni locali, con una martellante campagna pubblicitaria per invitare la popolazione a ridurre i consumi energetici. La parola d’ordine è molto chiara: non sprecare.. Le frasi scritte a caratteri cubitali sui manifesti contengono una serie di indicazioni che riguardano i consumi domestici, l’uso di computer, cellulari e televisioni, la mobilità in automobile. All’insegna dello slogan “risparmiamo energia per la ricostruzione”,  i giapponesi sono invitati a non lasciare gli apparecchi in stand by,  a mettere in funzione lavatrici e lavastoviglie nelle ore notturne, a spegnere le luci in casa. E perfino a preferire il vecchio rasoio con le lame ai rasoi elettrici quando bisogna tagliare la barba. La campagna di informazione va ben oltre l’emergenza e, all’insegna dell’idea di trasformare il risparmio in un’abitudine collettiva e individuale, invita anche ad altri, importanti cambiamenti degli stili di vita. Per esempio: Trasformiamo il tempo passato davanti alla televisione, oppure collegandosi con Internet,  nel tempo per la conversazione. Oppure, comprare solo il necessario, evitando gli acquisti compulsivi, la febbre dello shopping, e lo spreco di oggetti che poi non vengono utilizzati. Sono cose che possiamo fare tutti, ogni giorno e con semplicità, avvertono i manifesti del governo. 


Quanto all’automobile, l’appello è di usarla in città quando è necessario, preferendo i mezzi pubblici, la bici e le più salutari passeggiate. In alcuni manifesti, infine, viene indicato il consumo di energia per ciascun elettrodomestico o gadget elettronico. La campagna per il risparmio energetico in Giappone fa appello sui sentimenti di unità nazionale del popolo (“Uno per tutti, tutti per uno. Tutti insieme risparmiamo energia” recita un poster), e i risultati sono già molto concreti. Nelle ultime due settimane, da quando sono partiti gli appelli alla popolazione,  la domanda di elettricità dei giapponesi è scesa di circa il 10 per cento. Un taglio reso possibile solo da due parole: non sprecare.



Ancora una volta l'arte si fa portatrice di un messaggio e il disciplinato popolo giapponese la ascolta.





lunedì 20 febbraio 2012

Banksy | un "vandalo" da amare

Diretto. Irriverente. Sovversivo. Seducente. Connessioni surreali che allo stesso tempo sottolineano una critica alla società a tutto campo. Un percorso atipico per un artista di strada, Bansky si muove nell'anonimato da Bristol (sua città di origine) a partire dalla fine degli anni ottanta iniziando dalla strada, per arrivare anche a gallerie e musei.
Banksy ha disseminato immagini ironiche, sferzanti, antiautoritarie negli angoli più inaspettati del mondo trasformando il vandalismo in un'azione artistica senza precedenti.
Viene definito un "Robin Hood" da Thierry Guetta, videomaker francese che ha dedicato gran parte della sua vita a documentare l'opera dei più grandi esponenti della street art, nonchè protagonista del primo film di Banksy "Exit Through The Gift Shop" (2010).
Nei primi minuti del documentario, Banksy, l'anonimo incappucciato afferma: «Ho girato un film su uno che voleva fare un film su di me».
Le azioni più forti firmate Banksy sono le incursioni nei musei, per la prima volta nel 2003 entrò come comune visitatore al British Museum di Londra e appese ai muri, tra i capolavori dell’arte, alcune delle sue creazioni.
Geniale. Banksy si presenta al mondo.
L'effetto mediatico fu immediato. Riflettori puntati su quadri dipinti in perfetto stile settecentesco, con l'aggiunta di alcuni particolari completamente anacronistici: nobili del Settecento con bombolette spray, dame di corte con maschere antigas, ecc. 
Eppure Banksy è un vandalo, stravolge e trasforma opere di valore pubblico, "imbratta" le strade. Una delle vandalizzazioni più quotate e famose è una cabina del telefono, presa dalle strade di Londra, tagliata, spezzata, lavorata in studio e ricollocata per la strada. Guardata per giorni con sospetto dagli inglesi, l’atto vandalico fu venduto all’asta da Sotheby’s per quasi mezzo milione di sterline.

Banksy. Phonebox.
Banksy critica la società del consumo, il militarismo, l'arte. Ed è ancor più irriverente nel suo essere diventato famoso. Ride, forse, perchè lui il mondo che lo vuole famoso "lo schifa".
Furbo come ogni writer che si rispetti, riesce sempre a evitare la security, anche a Disneyland, dove nel 2006 prima del memorial dell'11 settembre è riuscito a "esporre" una riproduzione a dimensioni naturali di un prigioniero di Guantanamo.
Banksy è definito dai giornali anglosassoni un "guerrilla artrist" per il suo carattere sovversivo.
Una delle opere più coraggiose improntate sul senso della guerra e l'esclusione sono i nove graffiti  realizzati da Banksy sulla West Bank Barrier in Cisgiordania nell' agosto del 2005, essi si configurano come realizzazioni di idee-utopie volte al superamento del muro. Sempici, fiabesche, quasi innocenti, come la semplice scala che potrebbe essere disegnata da un bimbo speranzoso.

Banksy. Balloon Girl.
Decontestualizzare per criticare il sistema: questa è la sua tecnica che ha scosso il pubblico con l’installazione dei chicken Mc Nuggets in un’aia, o i bastoncini di pesce messi in un acquario.
Mi piace. Mi piace tantissimo. Vorrei sapere usare il suo sarcasmo per creare qualcosa di geniale nel mondo di cui mi occupo, del mondo di cui sono stufa, che mi fa sentire stretta nei suoi codici e i suoi "imperi". 
Senza dubbio scaltro e fortunatissimo, ogni giorno scopro qualcosa di questo "lui" che mi fa pensare che le sue (dis)connessioni sono meravigliosamente azzeccate. Lo invidio. Per non averci pensato prima io.

Consiglio a tutti il film "Exit Through The Gift Shop", specialmente a coloro che hanno pregiudizi sulla street art e chi si sente offeso e infastidito da questa forma di espressione.

Per i viaggiatori: Banksy Locations Map in London

Vi saluto con una frase "rubata" dal sito di Banksy "Si prega di non seguirmi su Facebook o Twitter perché non sono lì."