martedì 30 ottobre 2018

La danza come esperienza di vivere lo spazio

La nostra quotidianità si snoda su percorsi spaziali ben definiti e con confini precisi. La percezione dello spazio che percorriamo è spesso relativa alla difficoltà degli spostamenti, come è facile indovinare, la città è un luogo dove muoversi è molto complicato. Ci si sposta da un posto ad un altro per lavoro, per necessità, per raggiungere gli amici, con fretta, senza fretta. Si corre. Si sta fermi al semaforo.
Ogni giorno ci confrontiamo con due diversi spazi, quello occupato dal corpo - spesso poco percepito perchè il pensiero sta tutto nella testa - e quello che percorriamo fuori: il nostro andare da un punto A ad un punto B.

Difficilmente abbiamo la fortuna di interrogarci su quanto spazio occupiamo con il volume del nostro corpo e ancora meno veniamo invitati ad "essere ingombranti".

Ogni qualvolta vedo un allievo muoversi in un micro-cosmo che non straborda nemmeno di poco i confini del propio corpo provo una lieve nota di dispiacere, come se mi trovassi di colpo ingabbiata, frenata, privata di un certo grado di libertà.
La sensazione che cerco è sempre quella dell'espansione, del superare il proprio confine corporeo guadagnando millimetri e nutrendomi di spazio, come una fame da conquista. Le mie mire espansionistiche sono sempre nei confronti del vuoto: lo spazio vuoto costituisce un'occasione troppo affascinante per lasciarsela scappare.

Il movimento nel vuoto è "segno", "espressione", "impressione", una scia cinetica lasciata nello spazio, materico ed invisibile nello stesso tempo. E allora perchè non provare a viverlo ed occuparlo con il movimento questo spazio. Prendere il coraggio di essere ingombranti. Quando si danza occupare lo spazio è un diritto, lo dobbiamo a noi stessi.

La danza è per me un'esperienza grafica (unica possibile dato che sono poco capace nel disegno!) che permette al corpo di imprimere il proprio passaggio all'interno dello spazio.
L'elemento vitale si esprime in tensioni, le tensioni determinano i ritmi, le sospensioni e le pause.
Sempre più spesso mi accorgo che i miei pensieri puntano tutti verso la stessa teoria: le arti sono interconnesse e si nutrono degli stessi "bisogni", hanno fame dello stesso cibo e i ricercatori in tutti gli ambiti, seppur con nomi diversi, sperimentano e cercano intorno alle stesse tematiche.
Così mi ritrovo ad avere in mano un libro che ho sottolineato a matita nel 2010, di Kandinsky, testo innovatore della storia dell'arte che va a toccare tutti piani dell'esistenza.

"Ogni fenomeno può essere vissuto in due diverse maniere. Queste due maniere non sono arbitrarie, ma legate ai fenomeni - esse vengono derivate dalla natura dei fenomeni, da due loro proprietà:


Esterno - Interno

Si può osservare la strada stando dietro il vetro della finestra: i rumori ne vengono attutiti, i movimenti diventano fantomatici e la strada stessa appare, attraverso il vetro trasparente, ma saldo e duro, come una entità separata, che pulsi in un <<al di là>>.
Oppure si apre la porta: si esce dall'isolamento, ci si immerge in questa entità, vi si diventa attivi e si partecipa a questo pulsare della vita con tutti i propri sensi. 
Le altezze e i ritmi dei suoni in continuo mutamento avvolgono gli uomini, salgono turbinosamente e cadono all'improvviso paralizzati. Allo stesso modo i movimenti avvolgono gli uomini, li circondano - un gioco di tratti e di linee orizzontali, verticali, che attraverso il movimento si volgono in direzioni diverse, macchie di colore che si ammucchiano e disperdono, che dànno un suono ora alto, ora profondo." (Wassily Kandinsky, Punto Linea Superficie)


E se è proprio vero che siamo avvolti da movimento e colore, non possiamo fare altro che iniziare a guardarci in giro.
Osservare il mondo che ci circonda e soffermarci sulle "coreografie naturali" che la vita quotidiana ci presenta davanti agli occhi: le persone (dis)allineate sulle scale mobili, chi scende dal treno, le forme dei rapporti, persone che si incontrano, si salutano, si parlano, passeggiano.
Portate con voi un piccolo quaderno, prendete appunti sul comportamento delle persone.
L'ispirazione è sempre davanti ai nostri occhi e vive di fortuna, la fortuna di avere lo sguardo allenato e una fame da lupi.






venerdì 8 settembre 2017

Espressione Corporea - Prima Lezione

Una grandissima novità per chi vuole avvicinarsi o ri-avvicinarsi alla danza. 
Per chi già danza ma non ha ancora forti i mezzi espressivi per arrivare ad un pubblico, per chi desidera avere uno spazio tutto per sé.

Il corso di Espressione Corporea è pensato per tutti coloro che desiderino trovare un canale attraverso cui esprimersi e dedicare un tempo ed uno spazio all'esplorazione delle potenzialità del corpo. 
Le lezioni sono condotte da Federica Loredan e Valeria Puppo, un lavoro a "quattro mani" che determina un valore aggiunto portando stili, esperienze e visioni complementari atti a fornire gli strumenti necessari a liberare la propria creatività in un ambiente sereno e fertile. Tra il teatrodanza e la musicalità il percorso si snoda attraverso questi spunti:

"INCONTRO" 
Tra il singolo e il gruppo
Tra il corpo e l'emozione
Ricerca di una consapevolezza corporea, ritrovando se stessi
La relazione 

"RITMO"
Le età della vita
L'ascolto
Unisono e dissonanza
Dinamica di gruppo

"DINAMICA"
Il peso del corpo
Lo spazio personale - il corpo nello spazio
I flussi
Dal suolo alla verticalità, radici e ali.

Il corso è pensato per tutte le età, tutti i livelli e ogni tipo di corpo!

QUANDO: Ogni Mercoledì mattina dalle 10:30 alle 12
DOVE: Mojud Centro Studi Danza
CHI SIAMO:

Federica Loredan danzatrice/musicista/performer. Dal 1996 attiva nella scena hip hop internazionale underground, dal 2013 lavora professionalmente nell’ambito teatrale e urbano/contemporaneo con una ricerca particolarmente incentrata sulle danze di radice africana (hip hop, tap, body percussion, afro) e al concetto di tridimensionalità della musica a loro legata. Ha lavorato per compagnie professionali come freelance. Ha esperienze didattiche presso Accademie professionali e festival internazionali (Germania, Austria, Croazia, Grecia, Canada, Olanda, Francia, Italia, Spagna). www.federicaloredan.com

Valeria Chiara Puppo danzatrice e coreografa, diplomata al Corso Triennale “Professional Training Program” presso l’Accademia Susanna Beltrami, in collaborazione con il Teatro Franco Parenti e laureata in Scienze Pedagogiche dell’Educazione con tesi in Metodologia e Critica dello Spettacolo.
Incuriosita e innamorata del movimento in tutte le sue forme e combinazioni, dal 2011 porta avanti una ricerca sul corpo e l’azione fisica contaminando la danza con altre arti performative quali il teatro, la musica dal vivo, il nuovo circo. Con il progetto Controrilievi-Performing Arts si dedica alla creazione di spettacoli site-specific privilegiando gli spazi urbani.
Lavora costantemente come insegnante e coreografa nella città di Genova.
Co-Fondatrice della Compagnia Joujoux Folies, lavora per rassegne teatrali e festival internazionali.
Per saperne di più: https://www.facebook.com/controrilievidanza/



lunedì 7 agosto 2017

Diari di viaggio - la danza come esperienza di libertà

Dopo anni di esperienze e ricerca insieme ho chiesto agli allievi del corso di Teatrodanza di scrivere qualche riga di riflessione su come la danza li ha accolti, trasformati e stupiti nel loro cammino.
E' con grande meraviglia che mi rendo conto che il seme della danza è in grado di germogliare nelle persone più diverse, con età diverse e aspettative differenti che ad un certo punto iniziano a convergere verso un obiettivo comune: la condivisione e la libertà.

Al laboratorio non ci sono regole rigide, non ci sono posture da seguire nè colli del piede perfetti, c'è solo il fluire del corpo, del movimento e del contatto. Niente schemi, solo un lasciare fluire. Meraviglioso. - Federica

La danza associata a un cervello, che se ne distacca per esprimere cosa vogliono le nostre giunture e i nostri sensi... Questo è per me il riassunto delle lezioni di Valeria.
Lo studio che lei mette dietro ai nostri gesti non appesantisce di mera teoria ma anzi colora le sperimentazioni più varie che scopriamo di storia, esperienze, muscoli, ossa, tendini, danza e percezioni di sé. - Miriam B.

Ho trovato la danza per caso mentre cercavo qualcosa da fare e non sapevo cosa aspettarmi. Ho iniziato da zero e ho scoperto questo nuovo mondo dove impariamo ad usare i nostri corpi e allo stesso tempo cresciamo come gruppo creando dei legami che vanno al di la della sala da danza - Joana

Mi sono vista ormai vecchia e guardando corpi giovani volteggiare pensavo che mai avrei creato una immagine danzante di me. Incredibilmente come un pensiero che diventa realtà, un giorno "mi sono vista" danzare, non come un corpo goffo e impacciato ma eterea sognatrice di storie disegnate dalla mia Maestra che, nonostante la giovane età, ha saputo trasformare un vecchio bruco in una giovane farfalla - Silvia

Credo che siano quasi 5 anni e ho iniziato perché avevo tempo.
Mettermi in gioco mi attrae sempre e fin dalla prima sera abbiamo parlato di Pina, mi ha mandato riflessioni e abbiamo iniziato a percorrere una strada insieme. Ci sono stati ciliegi che fiorivano a canone, poi le risonanze: ogni tentativo portava sconfitte ma anche speranza perchè ci si può ascoltare, ridere insieme, muoversi insieme. Insieme vuol dire molte cose. Abbiamo anche iniziato a lavorare sulla cura dell'altro. E intanto il corpo si trasforma, dovrà pure invecchiare prima o poi e certi limiti diventano evidenti (il relevè, buon Dio!).
E da tutto questo scaturisce l'allegria di vedere dove si andrà a finire e il cuore è pieno di gratitudine per aver ricevuto tanto. - Marina

Grazie alla mia Maestra sto lavorando e conoscendo un nuovo lato di me che la danza non mi aveva ancora fatto scoprire. - Miriam L.

E dopo anni ed anni di danza finalmente ho capito come lasciare andare il mio corpo alla fluidità del suono, magicamente con pochi e semplici esempi figurativi Valeria è riuscita a farmi comprendere come muovere ogni parte del mio corpo senza individualismo motorio ma in un insieme che porta fuori l'anima. Luisa

Un nuovo linguaggio, è questa per me la danza, l'espressione con il corpo di sensazioni, pensieri ed istinti, un modo nuovo di comunicare, accogliere dentro di sé i gesti altrui. Creare connessioni tra le proiezioni dei miei movimenti e chi è pronto a recepirli ed accoglierli. Martina


Francesca Alberico Photography

Francesca Alberico Photography

Francesca Alberico Photography

Francesca Alberico Photography


                               Photo credits: Francesca Alberico Photography

venerdì 26 maggio 2017

La danza continua!

La ricerca della condivisione continua alla fine dell' anno scolastico mi ha sorpresa!
Il lavoro della mia classe open, mista di etá e livello, ha trovato una sua dimensione espressiva davvero interessente. 
Il linguaggio è finalmente diventato comune e anche le finalità e il senso della messa in scena. Il lavoro di gruppo rende elastici e morbidi, sia nell'istante espressivo che nella ripetizione coreografica. 

Per tutto il mese di Giugno lezioni ogni Giovedí dalle 19 alle 21 al Centro Studi Mojud - Genova. 
La classe è open: chi va, chi viene e soprattutto chi c'è sempre.

Spread dance, spread love!


Franco Francesconi, Foto Club Celle

domenica 27 marzo 2016

Joujoux Folies - Il nuovo spettacolo B+237

E' arrivato il momento di presentare il nuovo spettacolo che debutterà per l'estate 2016 "B+237", un duo sperimentale, che ho progettato con Simone Tositori. 


“Joujoux Folies” è un un’idea che nasce dall’incontro tra Simone Tositori e Valeria Chiara Puppo, due artisti di Genova provenienti da settori diversi che si sono ritrovati a convergere verso un obiettivo comune: dare vita ad una forma di spettacolo frutto di una ricerca a quattro mani che matura in un piccolo luogo dove segretamente si incontrano arti affini e complementari. Acrobatica, clown, danza e teatro fisico, per una forma di spettacolo capace di meravigliare e commuovere.


Lo spettacolo <B+237> rappresenta per noi una tappa importante e necessaria nel nostro percorso di ricerca: è il primo spettacolo che desideriamo mettere in scena dopo esserci dedicati a mesi di allenamento atti al fondamento di una poetica ed una tecnica tutta nostra che sappiamo essere in continua crescita ed evoluzione.
Sentiamo per la prima volta la necessità di aprire il lavoro al pubblico e iniziare ad avere una creazione che possa frequentare teatri e strade affinché diventi un prodotto forte e che ci convinca.
Ci interesserebbe poter condividere il lavoro in corso d’opera con bambini della scuola primaria per avere un reale “scambio” e feedback.
La nostra azione teatrale e affonda le proprie radici in alcune tecniche della danza (contact, partnering, teatrodanza) e dell’acrobatica (mano a mano, tessuti aerei, cerchio) valorizzando il corpo nella sua dimensione vitale e pulsante, basata principalmente sul gioco e sulla fiducia, elementi fondativi dell’arte teatrale fin dalle origini.

Continuate a seguirmi-ci!
Evviva!