lunedì 20 febbraio 2012

Banksy, un vandalo da amare

Diretto. Irriverente. Sovversivo. Seducente. Connessioni surreali che allo stesso tempo sottolineano una critica alla società a tutto campo. Un percorso atipico per un artista di strada, Bansky si muove nell'anonimato da Bristol (sua città di origine) a partire dalla fine degli anni ottanta iniziando dalla strada, per arrivare anche a gallerie e musei. 
Banksy ha disseminato immagini ironiche, sferzanti, antiautoritarie negli angoli più inaspettati del mondo trasformando il vandalismo in un'azione artistica senza precedenti.
Viene definito un "Robin Hood" da Thierry Guetta, videomaker francese che ha dedicato gran parte della sua vita a documentare l'opera dei più grandi esponenti della street art, nonchè protagonista del primo film di Banksy "Exit Through The Gift Shop" (2010).
Nei primi minuti del documentario, Banksy, l'anonimo incappucciato afferma: «Ho girato un film su uno che voleva fare un film su di me».
Le azioni più forti firmate Banksy sono le incursioni nei musei, per la prima volta nel 2003 entrò come comune visitatore al British Museum di Londra e appese ai muri, tra i capolavori dell’arte, alcune delle sue creazioni.
Geniale. Banksy si presenta al mondo.
L'effetto mediatico fu immediato. Riflettori puntati su quadri dipinti in perfetto stile settecentesco, con l'aggiunta di alcuni particolari completamente anacronistici: nobili del Settecento con bombolette spray, dame di corte con maschere antigas, ecc. 
Eppure Banksy è un vandalo, stravolge e trasforma opere di valore pubblico, "imbratta" le strade. Una delle vandalizzazioni più quotate e famose è una cabina del telefono, presa dalle strade di Londra, tagliata, spezzata, lavorata in studio e ricollocata per la strada. Guardata per giorni con sospetto dagli inglesi, l’atto vandalico fu venduto all’asta da Sotheby’s per quasi mezzo milione di sterline.

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Banksy. Phonebox.
Banksy critica la società del consumo, il militarismo, l'arte. Ed è ancor più irriverente nel suo essere diventato famoso. Ride, forse, perchè lui il mondo che lo vuole famoso "lo schifa".
Furbo come ogni writer che si rispetti, riesce sempre a evitare la security, anche a Disneyland, dove nel 2006 prima del memorial dell'11 settembre è riuscito a "esporre" una riproduzione a dimensioni naturali di un prigioniero di Guantanamo.
Banksy è definito dai giornali anglosassoni un "guerrilla artrist" per il suo carattere sovversivo.
Una delle opere più coraggiose improntate sul senso della guerra e l'esclusione sono i nove graffiti  realizzati da Banksy sulla West Bank Barrier in Cisgiordania nell' agosto del 2005, essi si configurano come realizzazioni di idee-utopie volte al superamento del muro. Sempici, fiabesche, quasi innocenti, come la semplice scala che potrebbe essere disegnata da un bimbo speranzoso.

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Banksy. Balloon Girl.
Decontestualizzare per criticare il sistema: questa è la sua tecnica che ha scosso il pubblico con l’installazione dei chicken Mc Nuggets in un’aia, o i bastoncini di pesce messi in un acquario.
Mi piace. Mi piace tantissimo. Vorrei sapere usare il suo sarcasmo per creare qualcosa di geniale nel mondo di cui mi occupo, del mondo di cui sono stufa, che mi fa sentire stretta nei suoi codici e i suoi "imperi". 
Senza dubbio scaltro e fortunatissimo, ogni giorno scopro qualcosa di questo "lui" che mi fa pensare che le sue (dis)connessioni sono meravigliosamente azzeccate. Lo invidio. Per non averci pensato prima io.

Consiglio a tutti il film "Exit Through The Gift Shop", specialmente a coloro che hanno pregiudizi sulla street art e chi si sente offeso e infastidito da questa forma di espressione.

Per i viaggiatori: Banksy Locations Map in London

Vi saluto con una frase "rubata" dal sito di Banksy "Si prega di non seguirmi su Facebook o Twitter perché non sono lì."




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