martedì 14 febbraio 2012

Il fascino della perfezione | Vaganova e il Balletto Classico


Oggi ho avuto l'occasione di assistere ad una lezione del VII° corso Vaganova in un' Accademia della mia città, rimanendo strabiliata dalla perfezione dei corpi scolpiti dalla danza classica.
La tecnica Vaganova, di origine russa e poi importata in tutto il mondo, ha il potere di incantare l'occhio di qualsiasi spettatore, forse ancora di più l'occhio di chi quell'insegnamento lo ha vissuto sulla propria pelle, i propri tendini e articolazioni, come me.
Agrippina Jakovlevna Vaganova (1879-1951) fu colei che perfezionò e sistematizzò l'arte del balletto classico e la scuola Russa.
Con il libro "Basi Principali del Balletto Classico", uscito per la prima volta nel 1934, il Balletto Russo si è consolidato a livello mondiale, attraversando i confini di tutti i paesi.
Il metodo spiegato in questo libro, di cui io posseggo una preziosissima prima edizione (tradotta in italiano) del 1976, è finalizzato all'insegnamento del balletto classico e rappresentò un notevole contributo non solo alla pratica della danza ma anche alla teoria.
Il merito di Agrippina Vaganova è stato quello di analizzare in modo dettagliato i singoli elementi tecnici, prendendo tutti i passi della tradizione accademica, ed aver elaborato un sistema severissimo di esercizi caratterizzato da un crescendo di difficoltà tecnica e complessità compositiva (esecutiva e di combinazioni), graduato in otto anni di studio, organizzato in modo da assicurare uno studio progressivo, in grado di sviluppare muscolatura, musicalità e coordinazione.


Senza dilungarmi troppo sulla storia di questo metodo, desidero soffermarmi su ciò che questo metodo "smuove" in me.
Sottoporre il corpo al "trattamento Vaganova" significa innanzitutto decidere di trasformarlo radicalmente, con una dedizione quotidiana, con una delle maggiori dosi di fatica e caparbietà che mai mi sia capitata di osservare in altre discipline della danza.
Ogni giorno è utile a costruire, a rafforzare, a disciplinare l'intero corpo, sublimando la fatica (cercando di farlo nel migliore dei modi) al servizio dell'estetica. Componente dominante.
Le posizioni non sono mai transitorie, il Metodo non permette di sfuggire alle posizioni più faticose e dolorose, anzi, obbliga (spesso per degli "accordi" tra danza e musica) a restare lì il più possibile, per poter abituare il corpo a reagire, ad essere veloce e preparato muscolarmente.

Osservare quei corpi impegnati a oltrepassare il proprio limite mi ha fatto rivivere alcuni momenti di grande gioia e alcuni di grandissima demotivazione, mi ha fatta partecipare alla loro fatica e al loro respiro.
Sono gambe meravigliose, quelle scolpite da Vaganova, sono gambe stese e capaci di reggere fatiche "disumane". Mi chiedo come una disciplina così pogo gentile nei confronti dell'anatomia naturale dell'uomo possa rendere un movimento così aggraziato, così perfetto ed etereo.
Ancor più mi stupisce come ci siano ancora oggi ragazzi giovani, giovanissimi, disposti a soffrire così tanto e spendere così tanto tempo per il proprio grande amore che è la danza.
Li ammiro. Credo nel loro sogno anche io nelle ore in cui li osservo, perchè lo meritano, chi più chi meno, forse anche perchè la natura li ha premiati, dando loro anche ruotate, schiene flessibili e bei piedi.
Osservare le loro mani scivolare sulla sbarra, acchiapparla con forza prima di cadere da un equilibrio o da un giro, riconoscere in loro tutti i "vizi" e le attitudini di ogni danzatore, come scrocchiarsi le dita dei piedi, tirare la schiena e i tendini stanchi, appena se ne ha l'occasione, tra un esercizio e l'altro.
Ho scoperto ancora una volta di avere anche io una sensibilità estetica che a volte dimentico di avere, di essere rapita dal fascino dei capelli disciplinati in uno chignon.
Stasera ho un po' voglia di sognare, forse oggi mi sono ricordata perchè, tra le tante inclinazioni artistiche e creative che possiedo, ho scelto la danza.
Chi mi conosce lo sa che difficile rapporto ho avuto con la "signora Vaganova", nonostante tutto la ringrazio perchè ho imparato il valore della sofferenza, della disciplina, del "niente è impossibile", del "non ci sono scuse", che il corpo va combattuto, non solo vissuto per come è. Ho imparato a distinguere cosa è di qualità e cosa non lo è. Ho imparato ad innamorarmi di un movimento, che dura quel che dura e se lo volessi rivedere uguale, so che non sarebbe più lo stesso.
E' bello sapere che non tutti possono farlo, mi commuove come un atleta che taglia il traguardo non vedendo nessuno farlo prima di lui.
Ebbene si, devo ammetterlo: siamo fortunati se almeno per poco, in qualunque momento della nostra vita, abbiamo incontrato la danza classica.


Fonti: "Basi Principali del Balletto Classico" di Agrippina Vaganova, Ed. italiana a cura di Giuseppe Rota e Paolo Bergotti, Tersicore Milano 1976


3 commenti:

  1. Grazie mille per la bellissima immagine,Vale..anche io innamorata persa di questa disciplina così affascinante e al tempo stesso terrificante!il mio primo incontro con la Danza Classica,seppur effimero,è stato con il metodo russo che è quello che preferisco,forse per l'imprinting,chissà.
    Complimenti anche per il testo: oltre che danzatrice e grande insegnante,anche brava scrittrice!
    Puppo Rulez!
    Notte da una pseudo ballerina che cavalca i sogni!

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  2. Complimenti per il testo e per la bellissima storia.

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    1. Grazie.. Peccato siate tutti anonimi e nOn sappia chi voi siate!!!

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